It was London…

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2006. London is an adventure that I’d never imagined living. That first night, unforgettable like a horror movie. Yet that same night brought me the gift of knowledge Tom who found me a job a few days later. That same night is described in the book that I wrote and that I didn’t  publish yet. London is therefore also my first serious work experience: waiter in the restaurant “La Cantina del Ponte”, just a short walk from Tower Bridge, on the Queen’s Walk. Over there I learned English, really. I understood what means to work and make sacrifices. From that moment on I will respect any waiter will come across on my way , because this is a job tougher than ever and only those that experienced it at least once in their life know what I’m talking about. I stayed in London six months, the necessary time to learn the language and then run away. Yes, because in the long run the gloomy weather, the gray, the melancholy devastate you and you can not take it anymore. Reasons are also others, but I keep them for me. I had already decided what would have been the next destination. London, however, will be always the stage that has shaped my tongue and after 7 years I guess is time to go back there for a short walk…
 
2006. Londra e quell’avventura che non ti saresti mai immaginato di vivere. A partire da quella prima notte, indimenticabile, da film horror. Eppure quella stessa notte mi portò in dono la conoscenza di tale Tom che di li a pochi giorni mi avrebbe trovato un lavoro. Quella stessa notte è destritta nel libro che ho scritto e che non ancora riesco a pubblicare. Londra è dunque anche la mia prima esperienza di lavoro seria: cameriere nel ristorante “La Cantina del Ponte”, proprio a due passi da Tower Bridge, sulla Queen’s walk. Lì ho imparato l’inglese, davvero. Lì ho capito cosa significa lavorare e fare i sacrifici. Da quel momento rispetto qualsiasi cameriere si imbatti sulla mia strada, perchè questo è un lavoro tostissimo e solo chi lo prova almeno una volta nella vita sa di cosa sto parlando. Sono rimasto a Londra sei mesi, il tempo di imparare la lingua e poi scappare. Sì, perchè alla lunga quel clima cupo, grigio, malinconico ti devasta e ad una certa non ne potevo più. I motivi sono anche altri, ma me li tengo per me. Avevo già deciso quale sarebbe stata la prima prossima metà. Londra però rimarrà la tappa che ha forgiato la mia lingua, quella che mi ha dato il là e a distanza di 7 anni credo sia anche tornato il tempo di tornarci a fare una capatina…
 
F.
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